D&D 5e e Diversità – L’annuncio ufficiale di WotC

In seguito a una discussione relativa alla diversità e al trattamento di alcune razze nei manuali di D&D, che ha visto il game designer Jeremy Crawford impegnato sui canali social, Wizards of the Coast ha pubblicato un comunicato ufficiale in cui va a delineare il pensiero della casa editrice sull’argomento.

Nel corso degli ultimi anni, l’obiettivo di WotC è stato quello di rendere D&D il più inclusivo e accogliente possibile. Ecco, allora, che sono stati fatti e saranno messi in atto degli interventi per modificare contenuti già pubblicati che non corrispondono alle idee più moderne della compagnia relative al tema della diversità.

D&D e Diversità – La posizione di WotC

Uno degli obiettivi specifici di D&D 5e è descrivere l’umanità, in tutta la sua meravigliosa diversità, mostrando personaggi che rappresentano un insieme di etnicità, identità di genere, orientamenti sessuali e credenze. Vogliamo che ognuno si senta a proprio agio attorno al tavolo di gioco e che veda riflessi positivi di se stesso all’interno dei nostri prodotti. “Umani” in D&D vuol dire tutti, non solo la versione fantasy degli europei, e la comunità di D&D oggi è più variegata di quanto non lo sia mai stata.

Tra le razze giocabili che più sono state descritte con stereotipi che ricordano il modo in cui alcuni gruppi etnici vengono discriminati sul piano della diversitànel mondo reale, troviamo Orchi e Drow. I loro caratteri mostruosi e malvagi sono apparsi anche nell’ultima edizione di D&D e la casa editrice, citando il comunicato stampa, pensa che «non sono corretti e non sono una cosa in cui crediamo. (…) Se commettiamo degli errori, la nostra priorità è fare la cosa giusta».

Ecco, allora, che queste due razze sono apparse sotto una nuova luce sulle pagine di Eberron: Rising from the Last War e Explorer’s Guide to Wildemount – il primo in uscita in italiano a Lucca C&G. Orchi e Drow in quei manuali presentano una complessità morale e culturale pari a quella delle altre persone (il termine razza viene evitato quanto più possibile da WotC nella nota), liberi di decidere la propria personalità come gli umani.

Rientrano in quest’ottica anche le correzioni apportate alle ultime ristampe dei manuali di Tomb of Annihilation e Curse of Strahd, volte a sistemare alcune parti del testo inopportune per quanto riguarda il tema della diversità. WotC ha specificato che queste nuove edizioni saranno disponibili entro alcuni mesi e che tutti i manuali verranno controllati in questo modo, ricorrendo al lavoro dei cosiddetti sensitivity readers, lettori specializzati nella ricerca di frasi scorrette sul tema della diversità e della discriminazione.

Prendendo in considerazione proprio Curse of Strahd, l’avventura – considerata tra le migliori pubblicate per l’ultima edizione – presenta una popolazione conosciuta come Vistani e la sua eroina Ezmerelda. Purtroppo, scrive WotC, «la loro descrizione ricorda alcuni stereotipi associati alle persone Rom del mondo reale. Per correggere questo, non solo abbiamo apportato cambiamenti al testo dell’avventura, ma in due prossimi prodotti mostreremo i Vistani in un’ottica che non prevede schemi riduttivi, lavorando con un consulente Rom». Visto il successo di Curse of Strahd, forse è in arrivo un manuale di ambientazione relativo al piano di Ravenloft?

La casa editrice, quindi, approfitta di questo comunicato anche per annunciare alcune mosse di mercato future. Oltre ai due libri in cui compariranno i Vistani, un altro manuale che uscirà quest’anno, il cui titolo non è ancora stato reso noto, offrirà ai giocatori la possibilità di personalizzare le origini del personaggio, tra cui l’opzione di cambiare l’aumento del punteggio di caratteristica garantito dalla razza giocabile. Questa possibilità andrà a rafforzare l’idea che ogni persona nel gioco rappresenta un individuo con capacità particolari e proprie. Voi che dite, che stiano parlando del nuovo manuale su Icewind Dale?

Una presa di posizione forte sul delicato tema della diversità da parte di Wizards of the Coast, che chiude il comunicato ufficiale con un messaggio alla community di D&D, insieme alla quale è stata sviluppata l’ultima edizione del gioco di ruolo: «sappiamo che ogni giorno qualcuno trova il coraggio di dar voce alla propria verità e noi siamo qui per ascoltare. Siamo eternamente grati per il dialogo con la comunità e guardiamo al futuro per continuare a migliorare D&D per le prossime generazioni».

Un orco in D&D, una delle razze più discriminate sul team della diversità.

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5 Commenti

  1. Io penso che la gente che vede razzismo e discriminazione nei GDR sia la più razzista e discriminatoria. E’ più realistico il mondo della WotC che quello dove viviamo in cui si fa finta di essere tolleranti mentre nel privato si dicono peste e corna delle altre persone e alle volte delle etnie e quant’altro. Almeno nel GDR ci si aliena e ci si sfoga, adesso neanche questo è permesso???

    • Ciao e grazie per la risposta. Nell’articolo, di cui sono l’autore, ho preferito non inserire commenti, ma presentare l’informazione contenuta nel comunicato ufficiale. Da giocatore, però, direi che se è possibile migliorare, ben venga. La discriminazione a cui fa riferimento la casa editrice è interna al gioco stesso e spesso si nasconde dietro frasi o espressioni di uso comune che possono offendere la sensibilità (va ricordato che il bacino di utenza di D&D è immenso). Inoltre, non trovo giusto penalizzare solo alcune razze giocabili mentre alle altre viene dedicato maggiore spazio. Offrire un modo alternativo di vedere una determinata razza giocabile, senza limitarla a una sola dimensione, può solo che portare benefici e ulteriori sbocchi per la fantasia.

  2. E’ uno strano comunicato ufficiale. In questi giorni si sta parlando di una cosa specifica, molto grave e che riguarda tutti e mette induce un problema irrisolto degli Stati Uniti e delle società cosiddette occidentali; si parla di divario socio-economico e di conseguente differenziazione per appartenenza etnica; di forze di polizia che si comportano da giustizieri della strada. Poi arrivano le grandi ditte e fanno dei comunicati fumosi come questi. Dove più che parlare del fatto in sé e prendere posizione fanno una generica dichiarazione d’intenti dove mettono un po’ di tutti: che c’entrano le discriminazioni di genere o le persecuzioni religiose? Perché non hanno fatto dei comunicati specifici per Floyd, per i Rohyingya, per gli internati dei campi correttivi in Cina, per i cristiani massacrati in questi anni in tutto il Medio Oriente, per i bambini siriani venduti nel traffico d’organi? Qui dovevano parlare di George Floyd e delle discriminazioni razziali e hanno perso tempo, come degli adolescenti davanti alla prof di matematica, a giustificarsi puntualmente su tutto quello che hanno scritto e fatto. Anzi su quello che non hanno scritto e fatto; perché loro sono a posto. E’ come con i marchi della moda o conta Disney che magari fanno delle campagne colossali di appoggio su determinati temi e poi cala il silenzio sul lavoro minorile dello smart fashion in Bangladesh e Pakistan. Forse non si ricordano più le etichette Disney, Wrangler, H&M, ritrovate tra le macerie del Rana Plaza, crollato nel 2013: ci lavoravano donne e minori che cucivano magliette e pupazzi per i nostri “sogni”. Più di mille persone morirono. Hanno fatto il mese per il lavoro minorile? Alcune hanno aderito a Clean Clothes ma in molti mancano all’appello. Come mai Gucci, Fendi e Saint Laurent mettono arcobaleni ovunque ma niente per Regeni, niente per i senzatetto, niente per i migranti che muoiono nel Mediterraneo? Per avere qualche voce su questo io sento poca gente: Papa Francesco è un unicum, qualche personaggio pubblico impegnato, tanti bravi reporter o gente di missione. Come mai questo tipo di scelta da parte dei grandi marchi (giochi, informatica, cinema, moda)? La mia è una provocazione. Io penso che agli occhi di Dio gli ultimi sono tutti primi, ma agli occhi degli uomini alcuni ultimi, forse, sono più brandizzati di altri.

  3. Gioco a D&D da 20 anni e da un lato sono curioso di vedere come approfondiranno la lore di drow e orchi. Tuttavia è ovvio che si parli di razze diverse, non capisco tutto sto problema nel delinearli come appartenenti a un ramo diverso della crezione/evoluzione. A maggior ragione il fatto che non siano nostri “cugini” dovrebbe incentivare i PG a conoscere e comprendere culture diverse, intendo sempre al fatto che venga omessa la parola razza. Bisogna soprattutto capire le sfumature del bene e male, che non sono legate a una determinata razza. Spero che non optino per eliminare le razze come le conosciamo e che non mettano un antenato comune per tutte, perchè a questo punto siamo proprio alla frutta. Comunque questo discorso si espanderebbe a tutti i mostri e nemici, perchè discriminare un demone come un Balor ad esempio? Poveri demoni e diavoli relegati nei “piani inferiori”. Il politically correct ci sta sfuggendo di mano…

  4. Credo che l’iniziativa di WOTC sia più che altro marketing. Certo c’è una questione lessicale, si parla di razze di gioco, forse sarebbe tecnicamente più appropriato e neutro di parlare di specie di gioco (gli orchi, elfi e umani sono specie diverse) e dotare le specie di attributi culturali. Nella letteratura fantasy il tema è già stato ampiamente digerito da almeno 40 anni, nei giochi di ruolo anche online da almeno 30 (orchi come razza giocante? mai sentito parlare di Warcraft?). Il vero tema interessante sarebbe stata una rivisitazione e un approfondimento degli allineamenti, punto identitario del d&D, ma sempre di difficile gestione e comprensione da parte dei giocatori. Comunque ben vengano le nuove ambientazioni, basta che non “purifichino” le vecchie.

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